Piazza Fiorentino, Sambiase (Lamezia Terme, CZ)

“I volti fieri e segnati dalla fatica che guardano la fotocamera nell’aprile del 1957 raccontano una Calabria che non voleva piegarsi. Piazza Fiorentino invasa dalle carrette, l’autobus bloccato e i comitati contadini in piazza non sono solo la cronaca di uno sciopero contro balzelli iniqui, ma la testimonianza della dignità del lavoro agricolo nella Piana di Lamezia.”.
I Tumulti in Piazza Fiorentino e l’arrivo del Sottosegretario agli interni l’onorevole Vittorio Pugliese.
L’11 aprile 1957 Piazza Fiorentino a Sambiase divenne il teatro di una delle più sentite proteste contadine del secondo dopoguerra calabrese.
Sulla foto è impressa la dignità e la forza di una comunità che chiedeva diritti e lavoro. La protesta non esplose all’improvviso, ma fu il culmine dell’esasperazione per le sovratasse sui mezzi di trasporto agricoli e per la tassa fondiaria.
I “blocchi” stradali
In quegli anni, gli uscieri dell’Esattoria Comunale, all’epoca situata vicino “u ponti d’a chijazza” a Sambiase, arrivavano nelle case contadine pignorando spesso asini, maiali, raccolti e gli stessi carri per il mancato pagamento dei tributi.
Per far valere le proprie ragioni, la popolazione occupò i punti nevralgici del paese. Centinaia di carri in legno (“carrette”) vennero posizionati a sbarramento lungo le vie principali e al centro di Piazza Fiorentino bloccando il transito e paralizzando i collegamenti.
Quasi contemporaneo allo sciopero delle carrette di Sambiase dell’11 aprile 1957, altri eventi di protesta si manifestarono in altri posti in particolare a Alto Fortone (BN), a testimonianza di come la primavera del 1957 fu segnata da un’ampia ed esasperata ondata di proteste bracciantili e contadine in diversi territori del Mezzogiorno.
La protesta si estende ad Alto Fortone:
La marcia della fame
Tratto da “14 Aprile 1957: la fame in marcia” (a cura di Antonio Bove), pubblicato dall’Istituto Storico Sannio Telesino.
Alle prime luci dell’alba del 14 aprile 1957 (Domenica delle Palme), centinaia di disoccupati, contadini e braccianti dell’Alto Fortore (nell’entroterra campano-sannita) organizzarono una clamorosa protesta nota come “La marcia della fame”.
Esasperati da condizioni di profonda miseria e abbandono, decisero di partire a piedi per raggiungere Roma con l’intento di gridare la propria disperazione direttamente sotto le finestre di Montecitorio.
La marcia si interruppe però quasi subito: a soli 30 km dalla partenza, nei pressi di San Marco dei Cavoti, i dimostranti furono intercettati, malmenati e fermati dalle forze dell’ordine, che li arrestarono e schedarono come delinquenti comuni.
Cosa indusse i contadini a un gesto così disperato?
1) L’assenza di infrastrutture ed il relativo isolamento:
Nell’immediato dopoguerra, il territorio del Fortore e del sud in generale soffriva per la mancanza di strade adeguate e vie di comunicazione per raggiungere i centri vicini.
2) Terreni aridi e scarsa produttività.
3) Il Fallimento della Riforma Agraria emanata dal governo De Gasperi nel 1950
che non riuscì a produrre gli effetti sperati nella Valfortore, lasciando immutata la condizione dei braccianti.
4) Mala gestione politica e sprechi:
I finanziamenti nazionali vennero spesso malgestiti o sprecati, accrescendo il senso di ingiustizia e il malcontento popolare.
L’azione non modificò lo stato delle cose e si concluse con un forte senso di delusione e spaesamento per i partecipanti, che avevano sognato una svolta e un futuro migliore per i propri figli.
